Parco Naturale delle Dolomiti Friulane

Ufficio Informazioni

Sede in via baselia n 29 Tel: 0433 877403.

Orario:

  • VENERDI': dalle ore 16.30 alle ore 19.30
  • SABATO e DOMENICA dalle 10.00 alle 12.00 e dalle ore 16.30 alle ore 19.30 

Si tratta del parco naturale più grande della Regione poiché si estende per quasi 37.000 ettari. Si trova nell'area delle Prealpi Carniche ed interessa otto Comuni: Andreis, Cimolais, Claut, Erto e Casso, Frisanco, Tramonti di Sopra, Forni di Sopra e Forni di Sotto.

Il comprensorio, considerato di grande interesse geologico, ambientale e naturalistico, è caratterizzato da un alto grado di "wilderness", particolarmente percettibile grazie all'assenza di strade di comunicazione (sono presenti solo alcune vie di penetrazione in fondovalle e piste di servizio non collegate tra le grandi vallate) e difficilmente riscontrabile, per estensione, in altre zone dell'arco alpino. Caratteristica notevole del parco è il fatto d'essere attraversabile unicamente in assetto escursionistico, seguendo la rete sentieristica primaria, i percorsi tematici ed i rimanenti tracciati impegnativi.

Il Paesaggio

La conoscenza della geologia del parco non deve essere del solo appassionato, ma può permettere a tutti di capire, per conoscere meglio le bellezze naturali che ci circondano. E' un'occasione per avvicinarci agli aspetti più intimi dell'ambiente: le montagne del parco sono state protagoniste e testimoni d'eventi che, con la chiave adatta, siamo in grado di leggere.
Le numerose forcelle, le rotture di pendenza e le selle sono legate alla fratturazione della roccia in corrispondenza di piani di scorrimento detti faglie, facilmente individuabili lungo il cammino. Il susseguirsi di rocce intensamente fratturate, levigate e trasformate in una specie di sabbione per la frizione dovuta al movimento delle stesse, c'indica la presenza di fratture importanti, che si possono seguire anche per molti chilometri e sono dette sovrascorrimenti perchè hanno portato estesi corpi rocciosi più antichi al di sopra di quelli più recenti. Nelle vicinanze possono essere presenti le rocce più antiche del parco, le dolomie vacuolari, d'età carnica (periodo triassico). Si tratta di rocce di origine chimica, deposte in condizioni ambientali di mare basso e calmo, con un clima arido che favoriva l'intensa evaporazione dell'acqua e la precipitazione di sali complessi. Rocce di questo tipo durante il sollevamento delle montagne hanno assunto il ruolo di lubrificante tettonico ed oggi affiorano molto limitatamente a causa dell'elevato grado di fratturazione.

Le rocce più tenere, hanno reagito in modo plastico alle sollecitazioni, assumendo la forma di pieghe che si possono osservare in tante fogge e con dimensioni geometriche molto variabili.
Durante il quaternario, sulle rocce emerse dal mare, si formò il terreno nel quale la vegetazione potè svilupparsi ed il territorio ha cominciato ad assumere la fisionomia che oggi possiamo ammirare.
Le morfologie dolci, i circhi glaciali e gli ampi pianori sono legati all'opera modellatrice di enormi distese di ghiaccio dalle quali, durante l'epoca glaciale finita una decina di migliaia di anni fa, emergevano soltanto le cime più elevate.
Dopo il ritiro completo dei ghiacciai i depositi ciottolosi in qualche caso hanno dato luogo a forme caratteristiche come le piramidi di terra (sorgenti del Cellina).
Protagoniste dell'ambiente montano sono le suggestive scenografie dolomitiche, in corrispondenza della Dolomia Principale.
Tale roccia di aspetto compatto e colore spesso rosato, ha avuto origine da fanghi depositati in età norico-retica (tardo Triassico) in un ambiente simile a quello delle odierne Bahamas.

Il clima era caldo e arido ed i sedimenti si depositavano nelle acque basse a fianco di bacini marini ristretti, poco profondi e con acque calme nei quali contemporaneamente si è deposta la Dolomia di Forni, una successione di dolomie scure, stratificate, le quali emanano un caratteristico odore di idrocarburi, se fratturate.
Tipici organismi fossili (ammoniti e nautilodi), che indicano condizioni ambientali di mare aperto, testimoniano che durante il periodo Giurassico il mare divenne sempre più profondo. Sono di questo periodo il Calcare del Vajont e il Rosso Ammonitico: calcari e calcari con marne di colore variabile, che contengono a volte delle sferette cementate dette ooliti. I calcari del Cretacico sono calcari di colore per lo più grigio, poco stratificati come il Calcare di Soccher e il Calcare del Cellina. Nella formazione della Scaglia Rossa i calcari sono associati a marne ed il loro colore è prevalentemente rossastro.
Nell' era Cenozoica o Terziaria si formò il Flysch, alternanza ripetuta migliaia di volte di strati di materiale diverso a debole spessore. L'ambiente in cui si sono depositate è di mare profondo, dove si susseguivano continui episodi di frana sottomarina che disperdevano sul fondo i sedimenti, depositando dapprima i detriti più pesanti e poi quelli leggeri, formando così caratteristici strati differenziati per granulometria.

Nelle rocce calcaree o dolomitiche sono molto comuni le frane di crollo: al piede delle pareti rocciose si accumulano ghiaioni e falde di detrito di dimensioni spesso imponenti. Se la roccia è compatta si possono isolare massi di centinaia di metri cubi, come quelli osservabili nei dintorni di Casso (frana del XVIII secolo).
L'erosione selettiva su rocce stratificate ha dato luogo a forme molto particolari come i "Libri di S. Daniele", localizzati nel settore occidentale del parco; la presenza di rocce carbonatiche (calcari, calcari dolomitici) rende possibile lo sviluppo del fenomeno del Carsismo, con diffusi fenomeni sia superficiali sia profondi (Landre scur, versante settentrionale del M. Resettum). L'idrografia del parco ha caratteri prevalentemente torrentizi con spiccata attività erosiva, valli profonde a "V", spettacolari forre e gole (Val Poschiadea), tratti rettilinei e brusche anse, rapide, salti e cascate.
Le acque oltre che per l'incessante opera di modellamento del paesaggio sono anche un importante vettore di trasporto di materiale che viene accumulato nelle ampie piane alluvionali (Val di Giere, Val Cimoliana e Val Settimana). Le sorgenti sono numerose, alcune perenni e copiose. La più conosciuta è quella solfo-ferro-magnesiaca detta "La Pussa" (Val Settimana) per il caratteristico odore dell'acqua, indicata a scopi terapeutici e che deve il suo contenuto di sali agli orizzonti di gessi e dolomie del Triassico, sottostanti ai calcari selciferi giurassici dai quali sgorga. L' uomo sbarrando con le dighe il corso dei torrenti a scopi idroelettrici ha realizzato alcuni laghi artificiali come quelli del Ciul e di Selva.
Oltre a godere della vista dei monumenti naturali quali il "Campanile di Val Montanaia" si potrà con un pò di attenzione scoprire aspetti nascosti e preziosi. Tra questi, senz' altro, le impronte di un "dinosauro Teropode" (presso Casera Casavento), segnalate per la prima volta da una scolaresca nel 1994, ed i fossili della Dolomia di Forni, i cui "Rettili Volanti" conferiscono alla zona una fama scientifica mondiale.

La fauna

La fauna selvatica, con la flora e la vegetazione, il paesaggio montano e vallivo e la cultura tradizionale, costituisce uno dei grandi patrimoni del parco. La ricchezza ed il livello di diversità specifica della stessa fauna selvatica risultano infatti direttamente correlati ai molteplici tipi di ambiente propri delle Dolomiti Friulane. I fondovalle con le piccole superfici a coltura ed i prati falciabili, i versanti montani ammantati di estese foreste, così come la zona più elevata con i macereti calcarei e le rupi, ospitano ciascuno un' interessante comunità faunistica.
La conoscenza degli animali della montagna può essere pertanto conseguita mediante una sistematica analisi della geografia ambientale relativa all'ecosistema montano, che consenta di individuare i biotopi che ne caratterizzano il complesso mosaico e le specie che a questi stessi risultano legate da relazioni bioecologiche.
Attraverso un'ideale escursione in senso altitudinale si potrà così scoprire un universo faunistico di grande fascino e di fisionomia spesso esclusiva. Nel selvaggio territorio montano del parco, l' affascinante avventura relativa alla scoperta della fauna selvatica può essere vissuta proficuamente. Ciascuno dei percorsi di visita offre infatti l' opportunità di conoscere protagonisti diversi e interessanti, osservandoli nel proprio habitat e scoprendone i naturali atteggiamenti e le abitudini.
Nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane l'ambiente di fondovalle è in genere caratterizzato da notevoli modificazioni dovute al lavoro dell'uomo. Con la propria opera egli ha infatti ridotto a ceduo la struttura dei boschi e rimosso la copertura forestale dalle superfici destinate a coltura ed a prato falciabile. La fauna del biotopo prativo, aperto e soleggiato, è molto ricca: decine di specie di insetti si affollano sulle fioriture primaverili ed estive e con i essi i predatori insettivori, tra cui è facile osservare rettili come l'orbettino (Anguis fragilis) e il ramarro (Lacerta viridis) e uccelli come il saltimpalo (Saxicola torquata), dalla vivace livrea e la ballerina bianca (Motacilla alba), legata soprattutto all' ambiente delle stalle e delle concimaie. Non mancano nei prati, specie di maggiori dimensioni, come i mammiferi lepre comune (Lepus europaeus) e capriolo (Capreolus capreolus). Timido ed elusivo, il capriolo preferisce i prati al margine del bosco, in cui pascola tranquillamente nelle ore crepuscolari o all' alba e dove partorisce i piccoli nel mese di maggio.
Ancora nell' ambiente di fondovalle ampia diffusione trova il biotopo acquatico formato da ruscelli e torrenti, con le pozze tranquille e gli alvei intasati da sassi e da macigni levigati. Sono, questi stessi, i luoghi dove gli animali selvatici dei boschi e dei prati si dissetano quotidianamente, ma anche l' ambiente dove le specie di anfibi presenti nel parco ritrovano ad ogni primavera il proprio habitat riproduttivo.
Lungo il corso dei ruscelli e presso le stesse pozze si possono facilmente osservare il rospo comune (Bufo bufo), le cui uova sono riunite in lunghi cordoni gelatinosi, la rana montana (Triturus alpestris) e le larve della salamandra pezzata (Salamandra salamandra), che respirano attraverso branchie filiformi. Nel medesimo habitat vivono i predatori degli anfibi ed in particolare i serpenti biscia dal collare (Natrix natrix) e marasso (Vipera berus), ma anche uccelli come il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus), che caccia larve di insetti dal fondale ghiaioso immergendosi nelle acqua correnti.
L'ambiente della fascia montana, più selvaggio del precedente, è caratterizzato da estesi boschi di diversa natura ed ancora da biotopi di prato creati dall'uomo mediante antichi disboscamenti. La faggeta è indubbiamente la più estesa fra le formazioni forestali del parco; essa ospita una fauna tipica anche se scarsamente specializzata. Tra le specie più interessanti figurano il saettone (Elaphe longissima), interessante serpente arboricolo, numerose specie di uccelli, tra cui il cinciallegra (Parus major), il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), il gufo comune (Asio otus) e lo sparviere (Accipiter nisus). Relativamente frequenti sono mammiferi come il ghiro (Glis glis) e lo scoiattolo (Sciurus vulgaris), oltre al tasso (Meles meles), mustelide onnivoro che vive e sverna in tana.
Nei prati pascolo della fascia montana la presenza faunistica risulta invece assai diversificata: è questo l'habitat delle vipere (Vipera aspis; Vipera ammodytes), soprattutto se l'ambiente prativo è caratterizzato da piccoli affioramenti rocciosi o da muretti a secco. Ancora in questo stesso biotopo si può incontrare l' innocuo e intelligente colubro liscio (Coronella austriaca), mentre a quote maggiori si può osservare il frullo rumoroso del fagiano di monte (Tetrao tetrix), che su prati prostrati dalla neve, nelle prime giornate di primavera si esibisce in parate e contese nunziali tra maschi.

La fascia forestale montana delle quote superiori è caratterizzata da boschi di conifere, in cui il larice si mescola al peccio e da estesissime formazioni di arbusti a pino mugo. Nell' ambiente propriamente forestale si osservano, dopo le piogge, la salamandra pezzata e numerose, interessanti specie di uccelli: dal minuscolo e insettivoro fiorancino (Regulus ignicapillus) al grande picchio nero (Dryocopus martius), dalla civetta capogrosso (Aegolius funereus) al maestoso astore (Accipiter gentilis), pratore carnivoro di notevole potenza ed agilità. Il mammifero più rappresentativo nel biotopo della foresta di conifere è invece il maestoso cervo (Cervus elaphus), che ricomparso negli ultimi decenni si è progressivamente affermato, conquistando aree relativamente estese nella fascia altitudinale superiore. Assai diversa è la fauna del mughetto, che comprende animali selvatici dotati di un elevato livello di specializzazione. La pernice bianca (Lagopus mutus) e la lepre variabile (Lepus timidus) costituiscono infatti esempi mirabili di come la selezione naturale abbia determinato soluzioni di particolare funzionalità per la sopravvivenza nel difficile ambiente alpino. L' ambiente delle quote superiori, come comprende la zona delle vette, è caratterizzato da biotopi di prateria alpina, di ghiaione e di tipo rupestre. E' questo l' ambiente più interessante in assoluto in relazione alle presenze faunistiche: vivono in queste situazioni ambientali estreme i soli animali definiti propriamente alpini, ovvero strettamente ed esclusivamente legati alla montagna alpina ed a questa stessa mirabilmente adattati.
Nel pascolo d' altitudine vola e nidifica il fringuello alpino (Montifringilla nivalis) e pascola la marmotta (Marmota marmota), che vive in colonie numerose trascorrendo la stagione ostile in profonde tane. Il camoscio (Rupicapra rupicapra), agile ungulato d' ambiente montano che si trasferisce nella foresta di conifere soltanto al sopraggiungere dell'inverno, frequenta numeroso le più elevate frange di prateria alpina. Il pascolo, inoltre, costituisce l'ambiente in cui l'aquila reale (Aquila chrysaetos) insidia marmotte, pernici bianche e lepri variabili, catturandole con abili manovre a volo radente. Le rupi, i macereti d' alta quota e le vette offrono infine adeguate condizioni d'habitat ad uccelli come il gracchio alpino (Pyrrhocoraz graculus), agilissimo acrobata aereo dei precipizi, ed a mammiferi come il massiccio stambecco (Capra ibex), autentico, incontrastato signore delle Alte Dolomiti Friulane.
Lo stambecco, in particolare, rappresenta un esempio emblematico della capacità dell'uomo di gestire con intelligenza la stessa fauna selvatica di montagna. Lo studio dell' ambiente, del comportamento e dell' ecologia di ciascuna specie faunistica consente infatti di intervenire per la conservazione dell' habitat delle specie presenti ma anche per la reintroduzione di specie estinte in epoca storica.
Lentamente, ma irreversibilmente, nello splendido scenario delle Dolomiti Friulane la grande comunità faunistica delle Alpi Orientali si sta comunque ricomponendo spontaneamente, tassello dopo tassello.

La vegetazione

Il territorio del Parco Natuale Dolomiti Friulane, i cui confini naturali sono rappresentati dalla valle del fiume Piave ad ovest, dalla valle del fiume Tagliamento a nord-est e dalla Valcellina a sud, è costituito da un comprensorio montano collocato nel settore sud-orientale del sistema alpino.
La diversità ambientale ha determinato una notevole ricchezza floristica e delle forme della vegetazione. Le piante che con le strutture dolomitiche sono protagoniste del paesaggio montano del parco, si associano infatti in naturali aggregazioni, che possono assumere fisionomia forestale, oppure possono presentarsi nella delicata veste delle zolle pioniere d' altitudine.
Le numerosissime specie che formano la flora del parco risultano pertanto distribuite nelle forme della vegetazione che ricopre valli, versanti e vette; la diffusione di ciascuna specie, comunque, risulta determinata da molteplici fattori d' ambiente, quali appunto l' altitudine, l' esposizione dei versanti o la natura del suolo, correlati con le sue specifiche esigenze ecologiche. Conoscere la flora del parco significa dunque affrontare un' ideale escursione dall' ambiente di fondovalle all' ambiente di vetta, attraverso le forme della vegetazione che caratterizzano questa propaggine friulana della montagna dolomitica.
L' ambiente di fondovalle e di basso versante asciutto è caratterizzato dalla presenza del bosco ceduo, che sulle pendici favorevolmente esposte assume la fisionomia dell' Orno-ostrieto, con la caratteristica presenza dell' orniello (Fraxinus ornus), del carpino nero (Ostrya carpinifolia), della roverella (Quercus pubescens) e del nocciolo (Corylus avellana). Sfruttata dall'uomo soprattutto per la produzione di legna da ardere questa formazione forestale presenta ampie discontinuità, dovute ad antichi disboscamenti ed occupate da prati falciabili.

La flora di questi prati non si discosta particolarmente, in termini qualitativi, da quella propria dei prati di pianura. Vi si osservano infatti ricche fioriture di ginestro (Lotus corniculatus), di margherita (Leucanthemum vulgare), di fiori di cuculo (Lychnis flos-cuculi) e, nella fase autunnale, del velenoso colchico (Colchicum autumnalis).
Salendo dal fondovalle ai versanti sovrastanti, spesso aridi e dirupati, anche in ragione della maggiore inclinazione, si osservano le formazioni forestali a pino nero (Pinus nigra), in cui questa frugale specie arborea appare spesso egemone assoluta. Le pinete a pino nero sono peraltro caratterizzate da una flora varia che comprende il pino silvestra (Pinus sylvestris), specie dell'orno-ostrieto e, nel sottobosco, cespugli come la ginestra stellata (Genista radiata), l'erica (Erica carnea) e la dafne di Blagay (Daphne blagayana), che rappresenta una delle piante più rare ed interessanti del parco. Salendo verso i mille metri di quota e sui versanti più ombreggiati e nelle valli chiuse, anche a quote inferiori, si osserva la più rilevante tra la formazioni forestali del Parco Naturale Dolomiti Friulane. Si tratta della faggeta, che predilige climi con valori di umidità e temperature medi ed occupa superfici vastissime. La foresta di faggio, che presenta spesso un aspetto puro e una struttura cedua o colonnare, in ragione del tipo di sfruttamento, non è comunque caratterizzata da un' elevata diversità floristica.
Tra le specie arboreo-arbustive vi si associano sporadicamente l' acero di monte (Acer pseudoplatanus), il sorbo degli uccellatori (Sorbus aucaparia) e il maggiociondolo (Laburnum alpinum) dalle splendide fiuriture gialle. Nel sottobosco erbaceo le specie più frequenti sono la bella asclepiade (Gentiana asclepiadea), l' uva di volpe (Paris quadrifolia) e l' anemone trifogliata (Anemone trifolia).
Più complessa è invece la flora erbacea dei prati pascolo montani, ricavati ancora dall' uomo mediante antichi disboscamenti. Di entità localmente elevata, in relazione alla pratica dell' alpeggio, essi ospitano una flora di alte erbe che comprende specie ad ampia diffusione come il geranio (Geranium phaeum), l' aquilegia scura (Aquilegia atrata), la genziana cigliata (Gentianella ciliata), la piccola genziana alata (Gentiana utricolosa), la carlina (Carlina acaulis) e, nelle frange di prato umido, la parnassia (Parnassia palustris) e lo splendido giglio dorato (Hemerocallis lilio-asphodelus).
Alle quote superiori la faggeta assume di frequente l'aspetto di un bosco misto. La formazione forestale dell' abieti-faggeto, caratterizzata dalla spontanea aggregazione tra faggio ed abete bianco (Abies olbia), è relativamente diffusa nel territorio del parco. Assai più rara e dispersa, oltre che relativa alle quote inferiori, è la presenza del tasso (Taxus baccata), albero tenace e molto longevo che si rifugia negli angoli più ombreggiati della stessa faggeta.
Relativamente limitata risulta invece la presenza della pecceta, formazione forestale tipicamente alpina, che occupa i versanti delle valli del Fornese e dell' alta Val Settimana ad una quota compresa tra i 1200 e i 1800 metri.

Alberi

A livello arboreo vi si associa il larice (Larix decidua) e lo stesso acero di monte, mentre nell' ombreggiato ed umido sottobosco si osservano cespuglieti di mirtillo (Vaccinium myrtillus) e dense formazioni di felci (Dryopteris filix-mas; Athyrium filix-foemina; Polystichum lonchitis, ecc...). Alla stessa quota si osservano invece le dense e vastissime formazioni del pino mugo (Pinus mugo), che spesso peraltro scendono fino a fondovalle e che, nella fascia superiore, si alternano con lembi di lariceto. Nelle discontinuità del mugheto vegeta un' interessante flora minore di tipo alpino, con componenti arbustive come il rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum) ed il sorbo alpino (Sorbus chamaemespilus) e cespugli striscianti come la poligala falso-bosso (Polygala chamaebuxus). Le specie erbacee, in questo caso, comprendono elementi tipici del pascolo montano, del pascolo d'altitudine e del bosco montano; tra queste l' ormino (Horminum pyrenaicum), la daphne striata (Daphne rosea) e la splendida orchidea Pianella della Madonna (Cypripendium calceolus), che nel territorio del parco è caratterizzata da un' ampia diffusione. Una fascia altitudinale relativamente ampia è occupata anche dal biotopo costituito da macereti, greti e ghiaioni. Nelle principali valli, estesissime conoidi di detrito di falda ospitano una flora peculiare ed adatta alla scarsità o assenza d' acqua e suolo fertile. A cespugli striscianti come il camedrio alpino (Dryas octopetala), si alternano, in questo caso, erbe come la linaria alpina (Linaria alpina) od il papavero alpino (Papaver rhaeticum), oltre ad endemismi come la bella genziana di Froelich (Gentiana froelichi).

 

Foto: Michele Zanetti
Archivio Parco Naturale Dolomiti Friulane