Dopo l'incendio

I resti di un fornese, caduto in quei tragici avvenimenti, Cesare Marioni (Ceci), furono trovati un mese dopo in località Poschiadea. Altri quattro fornesi sacrificarono la loro vita nel Movimento di liberazione nazionale: Augusto Nassivera (Nembo), caduto in Val Pesarina, Mansueto Nassivera (Leone), commissario di brigata, morto in combattimento ad Arta, entrambi decorati con medaglia d' argento alla memoria; Giovanni Maria Ghidina (Martello) e Polo Elio (Dani), fucilati all' alba del 9 aprile 1945, senza benda agli occhi, entro le mura del carcere giudiziario di Udine, assieme ad altri 27 martiri della Libertà. Inoltre vanno qui ricordati Sala Ovidio, ucciso e massacrato la notte dell' incendio, seppellito senza bara per mancanza di tavole, e Polo Biagio, ucciso la mattina del 26 maggio 1944 nel corso dello scontro dei partigiani con nazi-fascisti.

Gli uomini, privi di scarpe, marciavano a piedi nudi; le massaie erano prive di pentole per cucinare la pasta, e prive di piatti, di cucchiai, di forchette...
Mancavano il medico e la stessa levatrice, ritiratasi a Forni di Sopra. Un bambino, Cesare Tonello, oggi sposato ed emigrato in Francia, nacque in uno stavolo isolato in queste condizioni. Se egli oggi è vivo è merito esclusivo di Maria Polo, una donna, allora sulla cinquantina, esperta nei parti, la quale si prodigò a risolvere il caso pulendo col fieno le acque del parto e le parti delicate della partoriente.

Ma il calvario di Forni di Sotto non era finito. Fin dalla primavera del 1944 i comandi delle divisioni "Garibaldi" ed "Osoppo" puntavano sull' occupazione dell' Alta Val Tagliamento, della Val Pesarina, della Val Degano e della Valle del But, con l' obiettivo strategico di realizzare una "zona libera", tagliando così ai tedeschi le comunicazioni con l' Austria ai Passi della Mauria, del Comelico e di Monte Croce Carnico, in pieno accordo con il C.L.N.A.I. (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) e coi Comandi Alleati. L' operazione, con forze notevolmente ingrossate e munite di mezzi, riuscì.
Infatti, ai primi di agosto del 1944 tutta la Carnia, ad eccezione della conca tolmezzina, era controllata dalle forze partigiane. Ad Ampezzo si costituì il governo democratico- il primo costituitosi in Italia- con la partecipazione degli esponenti di tutti i partiti clandestini: Partito Comunista, Socialisti, Repubblicani, Liberali, Democristiani, Partito d'Azione. Presiede il sen. Michele Gortani, geologo di fama mondiale. Si costituirono i comitato di liberazione di valle e i comitati comunali, eletti, questi ultimi, dalle assemblee dei capifamiglia. A Forni di Sotto furono eletti : Vincenzo Tonello fu Gio Batta, Tommaso Polo fu Lorenzo, Giuseppe Fabris, Nicolò Sala fu Placido, Olinto Bisolitto fu Gio Batta e Gio Batta Nassivera di Luigi, che fu il primo sindaco di Forni a guerra conclusa.

Verso la metà di ottobre del 1944 i tedeschi organizzarono una operazione militare in grande stile per recuperare le Valli carniche, penetrandovi con colonne convergenti da ogni direzione: da Nord, da Est, da Sud, da Ovest. Le forze partigiane furono costrette a ripiegare ed i CLN ed i volontari ritornarono per altri sei mesi alla clandestinità. Diciottomila cosacchi del Don e del Cuban, agli ordini del generale Pietro Nicolaievic, ex ufficiale zarista, e del generale Michele Salamakin, furono mandati a presidiare la Carnia, provocando altri lutti, altre rovine ed infiniti soprusi.
Nella mattinata del 15 ottobre un contingente di cosacchi, comandati dal capitano Romachoff, si insediava a Forni di Sotto. "I fornesi- scrive Giuseppe Santanera nel suo pregevole quaderno "Il quarantaquattro a Forni", Grafica Moderna, Udine 1966- affrontarono l' inverno in condizioni che avrebbero scoraggiato chiunque: le strade permanevano impraticabili a causa delle macerie, ed i trasporti di materiali nell 'abitato dovevano farsi a dorso d' uomo; la fognatura resa inservibile dai crolli, rigurgitava i rifiuti tra i ruderi; sparita ogni traccia di illuminazione pubblica.

"In questo clima- prosegue il Santanera- i più anziani morirono di crepacuore, di stenti e di tifo, portandosi dietro ciò che aveva lasciato l' incendio: i vecchi ricordi del paese. Gli uomini validi alternarono la loro preoccupazione dei ripari per il freddo imminente a quella dei rastrellamenti, preoccupazione aggravata dalla fama che ormai Forni di Sotto godeva presso l' autorità germanica- Le donne sostennero con coraggio le innumerevoli privazioni, organizzandosi per i servizi più urgenti e sostenendosi a vicenda con spontaneità; i bimbi vissero il periodo più triste della loro infanzia, tra le rovine di giorno e stesi sul fieno degli stavoli nelle notti di quell 'inverno, sotto il corpo della madre che li riscaldava cercando a sua volte di smorzare il gelo gettandosi altro fieno sul dorso.
Gente del posto- conclude Santanera- ricorda lugubri e melanconici episodi di persone venute a morte in condizioni di estrema miseria, in tuguri rabberciati ove al morente mancò qualsiasi elementare conforto, mentre il fumo di un fuoco, che mitigava il gelo, stagnava a pochi decimetri dal suolo, e vento e neve infierivano dall 'unica apertura dell 'unico vano. I defunti venivano condotti all 'estrema dimora sui carri agricoli trainati a mano sul ghiaccio e sulla neve.

A guerra finita, i fornesi si chiusero in silenzio nelle loro angosce, sopportando con forza d' animo i propri travagli e i propri dolori; si rimboccarono le maniche e si misero all 'opera per ricostruire, tra mille difficoltà, le proprie dimore, per rifarsi una vita, meditando sulla follia degli uomini, col pensiero rivolto ad un mondo senza odi e senza guerre.