Il profilo storico

Forni di Sotto, come del resto tutti i nostri centri montani, fatta eccezione di Zuglio (Julium Carnicum), Invillino (l'antica Ibligine), Moggio e Tolmezzo, non ha una sua storia particolare.
La comunità dei fornesi, sotto l' aspetto politico, militare, economico, sociale e religioso, è legata nell 'arco dei secoli alle vicende storiche della Carnia e del Friuli; vicende che vanno, a grandi linee, dall' epoca preromana al dominio di Roma, dalle invasioni barbariche ai Longobardi, dall' impero Carolingio alle terribili invasioni ungariche, dal dominio del Patriarcato di Aquileia e del Sacro Romano Impero alla Signoria Veneta, dalla conquista napoleonica agli Asburgo, che esercitarono tutte la loro egemonia su queste terre martoriate, fino al compimento dell' unità d' Italia, avvenuto, com'è noto, nel 1866.

Tuttavia, in questo grande arco storico, Forni di Sotto è stato protagonista di fatti ed avvenimenti notevoli che hanno contribuito a conferire a questo tipico villaggio dell' Alta Valle del Tagliamento una propria fisionomia ed un proprio carattere ed hanno contribuito altresì a legare il suo nome alla storia del primo e del secondo Risorgimento nazionale.

L' origine di questo centro abitato è ignota. La scoperta di una bella lancia in bronzo, reperita un secolo fa nei pressi della casera Geveada, ci offre la testimonianza che queste località fossero abitate da gente carnica, di origine gallico-celtica, fino all' epoca preromana. I ruderi di un antico castello, tutt' ora visibili a nord-est della borgata di Vico, in località detta "Ciascelat", fanno pensare ad un probabile fortilizio romano. Tale ipotesi è convalidata dalla presenza di rovine di un altro fortilizio antico in quel di Forni di Sopra, tutt' ora visibile in località "Cuel di Chiastèl", fra Andrazza e Cella, dove furono trovate monete e oggetti di bronzo dell'epoca bizantina.

Il primo documento che conosciamo su Forni è un diploma del 778, con il quale Masselane, Duca di Baviera, "...per amor di Dio e per la salute del suo sovrano Carlo Magno, dona all' abate ed ai monaci di Sesto ( Sesto al Reghena) la villa di Forno e le sue pertinenze...". Il nome Forno- oggi Forni- va collegato con ogni probabilità alle miniere di ferro e roma, esistenti a quei tempi nella zona, citate nello stesso documento, da cui pare sia derivato il nome del villaggio, anzi dei due villaggi, Forni di Sotto e Forni di Sopra, che per molti secoli hanno marciato insieme, separati dalla Carnia ovvero dal distretto amministrativo di Tolmezzo, in contatto con il vicino Cadore, senza perdere per questo le rispettive autonomie e le rispettive individualità; autonomia ed individualità che sono confermate in una costante rivalità tra di loro, tanto che una controversia insorta tra le due comunità fornesi per la preminenza della Chiesa matrice dell' una o dell 'altra località- S. Maria in Forni di Sopra, o quella di S. Maria e Martino, di Forni di Sotto- durò con alterne vicende, corsi e ricorsi, ben 249 anni, dal 1202 al 1451, risolta alla fine dal canonico di Maniago, per delega del Pontefice Nicolò V, in favore di S.Maria di Forni di Sopra, obbligando però quella comunità a sborsare, a titolo d' indennizzo al parroco di Forni di Sotto la somma di 80 ducati.

Nel 1326 Forni di Sotto e Forni di Sopra, con i rispettivi territori, passarono in feudo alla potente casata friulana dei Savorgnan, che vi mantennero il proprio dominio per quasi cinque secoli, e cioè fino alla caduta della Repubblica di Venezia (1797), durante i quali essi esercitarono la loro signoria nel rispetto delle usanze e delle consuetudini locali, come era tradizione della Serenissima, pur esercitando, questa, com'è noto, nei territori occupati, la sua coercizione politica. Di qui il nominativo di "Forni Savorgnani", nominativo che si protrarrà fino alle soglie dell'epoca moderna.

Ai fornesi va attribuito il merito di essersi battuti, nel corso della loro storia, non soltanto per l' autonomia e per l' indipendenza dei loro villaggi, ma per la libertà e l' indipendenza, altresì, del Friuli, del Veneto e della madre Patria. Questi valligiani li vediamo combattere nel 1508 in Cadore contro l' imperatore Massimiliano, guidati da Gerolamo Savorgnan, in difesa della Repubblica di San Marco, bloccando, con le truppe venete del generale Alviano, nella battaglia di Rusecco, la calata dei tedeschi; e li vediamo accorrere volontari, durante i moti del primo Risorgimento nazionale, nel 1848, in difesa di Osoppo, di Venezia, di Palmanova e nelle stesse file di Giuseppe Garibaldi, assieme a molti altri carnici, tra i quali Giovanni Maria Pascoli, di Enemonzo, il quale partecipò, diciottenne volontario, alla disperata difesa della regina dell 'adriatico.

Uno sconto eroico ebbero i fornesi il 24 maggio di quell' anno al Passo della Morte, dove, assieme a volontari cadorini e sauriani, al comando di Pier Fortunato Calvi, sbarrarono il passo a 1200 austriaci, armati a tutto punto, rovesciando dai dirupi rocciosi sulla strada maestra cumuli di pietrame e tronchi d' albero. Quelle formazioni austriache provenienti da Udine, marciavano verso il Passo Mauria per aggredire il Cadore, comandati dal generale Nugent. Una targa marmorea, fissata all' interno della galleria, costruita in seguito, dal 2 al 5 giugno, ricorda ai passanti lo storico evento. Molte giovani donne e fanciulle ancora adolescenti furono violentate.

I fornesi, guidati da Vincenzo Tonello, diedero inoltre un apporto notevole ai moti popolari che caratterizzarono la Carnia nel primo immediato dopoguerra (1920-21-22, ormai in pieno fascismo), culminati con l' occupazione simultanea di tutti i comuni della Carnia, Val Fella e Val Canale, e con l' interruzione della linea ferroviaria Udine-Vienna. Azione questa che mirava a richiamare l' attenzione del governo di Roma e della stampa nazionale sulle disperate condizioni dei reduci di guerra, abbandonati a sè stessi, senza denaro, senza lavoro e con i passaporti bloccati.

Ma la pagina più eroica e più dolorosa della storia di Forni di Sotto fu scritta il 26 maggio 1944 durante la lotta di liberazione nazionale, con l' incendio e la distruzione delle tre borgate ad opera delle bande nazi-fasciste.